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AntiCorruzione - L. n. 190/2012

Con legge 6 novembre 2012, n. 190, sono state adottate le disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione, in attuazione della Convenzione ONU contro la corruzione del 31 ottobre 2003 e della Convenzione penale sulla corruzione di Strasburgo del 27 gennaio 1999.

La normativa richiede alle Pubbliche Amministrazioni di dotarsi di un sistema di prevenzione e contrasto dei fenomeni corruttivi, introducendo responsabilità a carico di dirigenti e funzionari e conseguenti sanzioni in caso di inadempienze.

Il PTPC

L’art. 1, comma 5, della c.d. “legge anticorruzione”, stabilisce, in particolare, che le Pubbliche Amministrazioni definiscano un Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (PTPC) che risponda a precise esigenze:

  • individuare le attività nell’ambito delle quali è più elevato il rischio di corruzione;
  • prevedere, per le attività a maggior rischio, meccanismi di formazione, attuazione e controllo delle decisioni idonei a prevenire il rischio di corruzione;
  • prevedere obblighi di informazione nei confronti del Responsabile della Prevenzione della Corruzione chiamato a vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Piano;
  • definire il monitoraggio del rispetto dei termini, previsti dalla legge o dai regolamenti, per la conclusione dei procedimenti;
  • definire il monitoraggio dei rapporti tra l’amministrazione e i soggetti che con la stessa stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici di qualunque genere, verificando eventuali conflitti di interesse.

Attività formativa 

Il Responsabile della Prevenzione della Corruzione, ai sensi dell’art. 1, co. 8, della Legge c.d. AntiCorruzione (L. n. 190/2012),  entro il 31 gennaio di ogni anno, deve definire “procedure appropriate per selezionare e formare i dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione”.

Il successivo comma 10 statuisce, inoltre, che lo stesso Responsabile della Prevenzione della Corruzione provveda anche “ad individuare il personale da inserire nei programmi di formazione di cui al comma 11” ovvero sui temi dell’etica e della legalità ed, infine, il comma 44 prescrive che “le pubbliche amministrazioni verificano annualmente lo stato di applicazione dei codici e organizzano attività di formazione del personale per la conoscenza e la corretta applicazione degli stessi”.

La formazione, come ricordato dal Piano nazionale AntiCorruzione, deve essere strutturata su due livelli:

  • Il primo, di ordine generale, rivolto a tutti i dipendenti e;
  • Il secondo livello maggiormente specifico e destinato al responsabile della prevenzione, ai referenti, ai componenti degli organismi di controllo, ai dirigenti e ai funzionari addetti alle aree a rischio ed avente ad oggetto le politiche, i programmi e i vari strumenti utilizzati per la prevenzione e tematiche settoriali in relazione al ruolo svolto da ciascun soggetto nell’amministrazione.

Sapevi che

La Corte dei Conti – Sezione Regionale di Controllo per l’Emilia-Romagna, interrogata da un Comune circa la possibilità o meno di derogare al tetto di spesa individuato dalla normativa (art. 6, co. 13 del D.L. 78/2010) in materia di formazione AntiCorruzione ha statuito, con la deliberazione n. 276/2013/PAR, del 20 novembre 2013, la possibilità da parte dell’ente territoriale di derogare al dettato normativo.

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Audit 190 

L’Ente ha adottato come richiesto dalla normativa anticorruzione un Piano di Prevenzione della Corruzione e sta adempiendo agli obblighi di pubblicazione.

Ma come fare per assicurarsi il rispetto delle misure definite? Chi e con quali strumenti vigila sistematicamente sulla rotazione dei dirigenti, sulle incompatibilità e inconferibilità negli incarichi, sul rispetto del Codice degli Appalti?

Il Responsabile della prevenzione della corruzione e il Responsabile per la trasparenza sono dotati di adeguate risorse a supporto di tali delicati compiti?

È corretto porsi questi ed altri quesisti ed è altrettanto importante individuare delle risposte soddisfacenti.  

Implementazione procedure 

Ciò che realmente assicura un elevato livello di efficacia dei sistemi di controllo interno adottati è l’adozione di un corpus organico di strumenti organizzativi e operativi in grado di rendere effettivi i principi codificati.

Policy e procedure sono pertanto indispensabili per assicurare il successo dei meccanismi adottati sia sotto il profilo dell’efficacia ed efficienza dei processi che della piena conformità ai vincoli normativi e regolamentari cui l’organizzazione è sottoposta.

Nei processi individutai “a rischio” è necessario che le procedure siano oggetto di attenta e specifica analisi poiché rappresentano un passaggio chiave per ottenere la c.d. minimizzazione dei rischi.

Trasparenza 

La materia della Trasparenza è disciplinata dal D.Lgs. n. 33/2013 e strutturata sul modello statunitense del "Freedom of Information Act” ovvero il generale principio della massima trasparenza ed accessibilità immediata agli atti della pubblica amministrazione.

Gli obblighi di divulgazione 

Il Decreto prevede l’obbligo di divulgare i dati concernenti i componenti degli organi di indirizzo politico nonché dei titolari degli incarichi dirigenziali e di collaborazione o consulenza, dovendo pubblicare, tra gli altri: 

  • Gli estremi dell’atto di conferimento dell’incarico
  • Il curriculum vitae
  • I dati relativi allo svolgimento di incarichi
  • I dati relativi all’assunzione di altre cariche (presso enti pubblici o privati)
  • I compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di lavoro, di consulenza o di collaborazione

Si stabilisce anche la pubblicazione, semestrale, degli elenchi dei provvedimenti adottati dagli organi di indirizzo politico e dai dirigenti, con particolare riferimento a quelli di:

  • Autorizzazione o concessione
  • Scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi
  • Concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, e vantaggi economici di qualunque genere
  • Concorsi e prove selettive per l’assunzione del personale e progressioni di carriera
  • Accordi stipulati dall’amministrazione con soggetti privati o con altre amministrazioni pubbliche

Per ciascuno dei provvedimenti devono essere pubblicati il contenuto, l’oggetto, l’eventuale spesa prevista e gli estremi relativi ai principali documenti contenuti nel fascicolo relativo al procedimento. 

Sapevi che

BLS Compliance nella materia in questione si distingue dai propri competitors in quanto è in grado di offrire competenze di altissimo livello per il tramite della società PA33 S.r.l. che nel settore ha maturato esperienze di grande rilievo. La materia della Trasparenza è, infatti, caratterizzata da una normativa non sempre agevole da comprendere per i non addetti ai lavori e la presenza di sanzioni legate ad un adempimento non corretto impone delle riflessioni operative.

il Legislatore è tornato sul tema della Trasparenza con il  D.Lgs. n. 97/2016 ed ha reso ancor più stringenti gli obblighi di pubblicazione.

In particolare, il nuovo articolo 2-bis, rubricato “ambito soggettivo di applicazione”, stabilisce che per "pubbliche amministrazioni" si intendono tutte le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165[1], ivi comprese le autorità portuali, nonché le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione. La medesima disciplina si applica, in quanto compatibile, anche agli enti pubblici economici e agli ordini professionali, alle società “in controllo pubblico” e, a determinate condizioni, alle associazioni, alle fondazioni e agli enti di diritto privato comunque denominati se sono finanziati da una pubblica amministrazione o se svolgono attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici.

[1] Art. 1, co. 2, D.Lgs. n. 165/2001 secondo cui “per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunita' montane. e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale”.

Il D.Lgs. n. 33/2013 disciplina, altresì, la trasparenza del servizio sanitario nazionale secondo cui:

  • Le amministrazioni e gli enti del servizio sanitario nazionale, dei servizi sanitari regionali, ivi  comprese le aziende sanitarie territoriali ed ospedaliere, le agenzie e gli altri enti ed organismi pubblici che svolgono attività di  programmazione e fornitura dei servizi sanitari, sono tenute all'adempimento di tutti  gli  obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente;
  • Le  aziende  sanitarie  ed  ospedaliere  pubblicano   tutte   le informazioni e i dati concernenti le procedure di conferimento degli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e  direttore amministrativo, nonché degli incarichi di responsabile di dipartimento e di strutture semplici  e  complesse,  ivi  compresi  i bandi e gli  avvisi  di  selezione, lo svolgimento delle relative procedure, gli atti di conferimento;
  • E' pubblicato e annualmente aggiornato l’elenco delle strutture sanitarie private accreditate e gli  accordi con esse intercorsi, infine;
  • Gli enti, le aziende e le strutture pubbliche e private che erogano prestazioni per conto del servizio sanitario sono  tenuti  ad indicare nel proprio sito, in una apposita sezione denominata  “liste di attesa”, il tempi di attesa previsti e i tempi medi effettivi di attesa per ciascuna tipologia di prestazione erogata.

il D.Lgs. n. 33/2013 ha anche introdotto uno specifico “impianto sanzionatorio per definire precisi obblighi in merito all’assolvimento degli obblighi di trasparenza e pubblicità”. Gli inadempimenti degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa, ai sensi del D.Lgs. n. 33/2013, costituiscono elementi di valutazione della responsabilità dirigenziale, eventuale causa di responsabilità per danno all'immagine dell'amministrazione e sono altresì valutati ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato e del trattamento accessorio collegato alla performance individuale dei responsabili. Inoltre, sono previste specifiche sanzioni pecuniarie da 500,00 a 10.000,00 euro per i molteplici casi di inadempimento e mancato rispetto della normativa.

Supporto al RPC 

Il Piano triennale di prevenzione della corruzione viene adottato dall’Organo di indirizzo politico su proposta del Responsabile della prevenzione della corruzione (RPC) individuato ai sensi dell’art.1, comma 7, della Legge anticorruzione.

Il RPC provvede, tra le altre attività:

  • alla verifica dell’efficace attuazione del Piano e della sua idoneità, nonché a proporre la modifica dello stesso quando necessario;
  • alla verifica, d’intesa con il dirigente competente, dell’effettiva rotazione degli incarichi negli uffici nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione;
  • ad individuare il personale da inserire nei programmi di formazione sui temi etici e della legalità.

Sapevi che

In caso di commissione, all’interno dell’amministrazione, di un reato di corruzione accertato con sentenza passata in giudicato, il RPC risponde a titolo sia di responsabilità dirigenziale che disciplinare, oltre che per il danno erariale e all’immagine della P.A., salvo che provi di aver predisposto prima della commissione del fatto il Piano triennale di prevenzione della corruzione e di aver vigilato sul funzionamento e sull’osservanza dello stesso.

 

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BLS Compliance è in grado di fornire percorsi formativi sulla materia “AntiCorruzione”, sia in modalità classica sia e-learning, fornire supporto specialistico informativo e formativo al RPC, implementare idonee procedure interne, formare i dipendenti coinvolti in attività a rischio e verificare l’adeguatezza dei dispositivi di controllo introdotti.

BLS Compliance è poi in grado di coadiuvare l’ente per la corretta gestione e implementazione della policy trasparenza e per recepire le necessità operative delle singole realtà e facilitarle nella corretta attuazione della c.d. “whistleblowing policy”.

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