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Whistleblowing

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Il termine è di origine anglosassone e, pur non avendo una traduzione in lingua italiana, letteralmente significa “soffiare nel fischietto” e indica la segnalazione di un illecito, riscontrato in ambito lavorativo, contro l'interesse pubblico.

Si tratta di una pratica di civiltà e di rispetto per la legalità che è molto diffusa all’estero, soprattutto nei Paesi anglosassoni e scandinavi e che invece in Italia è ancora poco conosciuta.

Il whistleblowing nasce negli anni novanta come una best practice di poche aziende virtuose ed è considerato uno strumento di particolare rilevanza nell’ambito di una effettiva ed efficace lotta alla corruzione.

L’Autorità Nazionale AntiCorruzione ha, infatti, adottato il 28 aprile 2015 le “Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (cd. «whistleblower»)”, pubblicate il 14 maggio 2015 nella Gazzetta Ufficiale. L’intervento si è ritenuto improcrastinabile stante la consapevolezza che chi denuncia casi di corruzione molto spesso non è protetto, anzi rischia in prima persona il proprio lavoro.

L'introduzione nell’ordinamento nazionale di un’adeguata tutela del dipendente (pubblico e privato)  che segnala condotte illecite dall’interno dell’ambiente di lavoro è prevista in convenzioni internazionali (ONU, OCSE, Consiglio d'Europa) ratificate dall’Italia, oltre che in raccomandazioni dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, talvolta in modo vincolante, altre volte sotto forma di invito ad adempiere.

La legge n. 190/2012, c.d. legge Anticorruzione, ha quindi  recepito tali sollecitazioni ed espressamente previsto che fuori  dei  casi  di  responsabilità a titolo di calunnia o diffamazione il pubblico dipendente che denuncia all’Autorità Giudiziaria o alla Corte dei Conti, ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia.

Particolare attenzione deve inoltre essere posta alla corretta gestione delle segnalazioni, dell’identità del segnalante e alla verifica del contenuto della stessa.

La segnalazione

Costituisce il primo passaggio di un iter lungo e articolato che coinvolge, oltre al segnalante, anche chi dall’altra parte riceve la comunicazione e deve verificarne il contenuto e la completezza delle informazioni.

Per tali ragioni si preferisce un dialogo, articolato nel rispetto dell’anonimato, utile ad ottenere quei dati che inizialmente non sono stati ricevuti.

La valutazione

Ottenuta la segnalazione, completa di tutte le informazioni del caso, questa dovrà essere verificata e valutata.

Per una corretta verifica potrebbe rendersi necessario avviare un'indagine interna, da svilupparsi nel rispetto della massima risarvetezza, utile a comprendere e sviscerare molteplici elementi (contesto, inamicizie, criticità passate e attuali etc.).     

Al fine di giungere ad una corretta decisione/valutazione finale ci sono infatti degli step irrinunciabili.

 

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BLS Compliance è in grado di accompagnare i propri Clienti nell’articolato percorso della ricezione, gestione e valutazione delle segnalazione di condotte illecite.

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